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Diario di Normandia (Amadeus, 1990)
Trouville, Calvados: 8 agosto
vecchie ville normanne
tra orti di meli
erba sabbia acqua
cielo panna celeste
azzurro lapislazzuli turchino
celeste panna latte
Ombra densa
per le ortensie di Trouville.
La scia di umido
non si disperde
neppure a mezzogiorno.
Cè odore di torte e di biscotti
sulla strada del passeggio.
La coppia al tavolino
è silenziosa:
bevono liquori e
mangiano frutti di gelatina
uno ha lineamenti regolari,
senza barba, e la pelle
con rapide striature,
tormenta con la mano
linvolucro della confettura.
Laltro è più giovane
e sorride al cameriere
tutte le volte che passa,
posa le dita tra i dolci
e si lascia sfiorare, distratto.
Il cane fa da padrone
su e giù per la veranda
intorno a ogni cliente.
Sale dal mare allimprovviso
un filo daria,
tra i tavoli di ferro
che sanno di ruggine lavata,
sotto le tende a righe.
(Dicono che quando
laria taglia dal mare,
gonfiando le tende
e i chiusi ombrelloni del viale,
è tempesta senzaltro
nel volgere di unora).
(di scale di volte di tono
nel suono nel cono di luce
sarresta si rende al suo volo
spiccato tirato librato
di piuma di foglia
di freccia di lampo di fuoco)
(Nulla tra le mani.
Nulla che ti assicuri,
per dispetto? No,
piuttosto per fortuna,
di un luogo, di una storia.
Di un domani
)
(Ti accorgi allimprovviso
che le cose riescono a distrarti,
a tratti per lo meno, dallansia
e a porre tra te e la vita
lo spazio necessario a contemplarla.)
(In fondo, se ci penso,
tra riflessioni e piani
che faccio scivolare
volentieri a domani,
per dare ordine e senso
al caso,
su cosa poggia
lidea che ho io del mondo?
Su un dito
dentro al naso.)
(Aspetta che il mare
sia diventato piscio
e allora capirai in extremis
cosè un naufrago
che cede, inerte e nauseato,
alla fatica dei suoi remi.)
Honfleur, Calvados: 10 agosto
filo di scogli
riemersi dal fondo
negli occhi del mondo
cielo smozzicato
a strappi e cuciture
viola rosato
La punta della scogliera
è una balena nera,
e soffio dacqua
è il faro.
Bloccati in un eterno
avvio da terra
verso il mare aperto
anche se appare, a tratti,
la schiuma dei frangenti,
come una scia
segnata dal natante
sul turchino.
(Controlli, indugi,
attese a non finire
prima di spiccare
- anche se pare, a
poco a poco, sempre
più improbabile
finalmente il salto.)
È il taglio progressivo
delle presenze care o note,
il conto che comincia
a non tornare. Il margine
sempre più sottile,
man mano che si fanno
falle e vuoti tra file.)
(Non qualunque
e come sia.
Lordito, eletto
e costruito,
linfinito ridotto
a una misura, per
orgoglio, magari
per paura
limato e stretto
disteso dentro
al letto
dellenciclopedia.)
(Sogni avventure
vecchie speranze e paure.)
(
piante parassite
scolorite con fusto
sottile che si attacca
ad altre piante
facendole morire:
sanguisughe.)
Honfleur, Calvados: 11 agosto
strisce di case
sulle riva Sainte-Catherine
verde-marcio marrone
cielo cupo nero
ferro grigio ardesia
madreperla latte
Sono blu
col collo a barca
i maglioni del negozio.
Lo scaffale è sottosopra,
non si trova mai
la taglia.
La ragazza tira forte,
fa passare qualche
maglia, poi sistema
anche i capelli:
ride e scopre
una fila quasi intera
di denti doro.
La vetrina dà sul porto
e lo specchio
riflette i marinai
nelle incerate gialle
che attaccano gli ormeggi
e scaricano in coro
pile di cassette.
(La certezza
di non aver più fedi
è in quel trovarsi
volentieri, una mattina
indifferenti a tutto.)
(Resto, si vede,
viaggiatore di terraferma,
che scruta il mare di lontano
e ne controlla il movimento
ma cè chi crede, qui,
che il mare incanti
chi lo guarda
e gli faccia, prima o poi,
prendere il largo.)
(Le vie del mare avverso
mosso in canale e porto
mare tremore amore
scosso da largo a terra
fluttuano corto grosso
cutter che vuole andare
onde tornate a cuore
sempre tra dire e fare).
(Poesia cosè
piccolo pesce
dei lofobranchi
azzurro delicato,
con pinne come ali
bocca rotonda
e due liste di denti,
pegasus draco
finito tra le zampe
della gatta.)
(Che senso strano
- dai, gratta
con gli artigli -
di potere: di presa
e di possesso mio su te
quando lo tieni
in mano.)
Tra Trouville e Honfleur, Calvados:
12 agosto
dirupi al mare
della collina
crolli di siepi erba
cielo striato cenere
grigio-azzurro tenue
celestino
Cè una discesa di meli
dopo la curva del paese
e una panchina,
a mezza costa,
di una vecchia trattoria.
Sedendo e mangiando,
si vedono passare
navi tra i rami
e si distinguono sempre
marinai alle ringhiere.
Un gatto non si dà pace
sotto al tavolo:
ha il muso a palla
e un odore, addosso,
di pesce guasto.
La cameriera porta
un piatto alla volta
e canta sottovoce:
"Douce vipère
".
(Che stato di piacere
quello in cui, da fermi,
si segue con lo sguardo
qualcuno in movimento
più lontano
)
(Morbido flessuoso solo
tenero lesto e quatto.
Non cè niente e nessuno
che mi faccia tenerezza
più di un gatto.)
(Ricordo che una volta
non volevi vino
e ti negavi leuforia,
perché a tuo dire
era una viltà
rinunciare alla lucidità.)
(Resto di sasso
ogni volta poche,
da contarle sulle dita -,
quando incontro qualcuno
con una missione vera
nella vita.)
Saint-Aubin, Calvados: 14 agosto
specchio veloce
nastro di nuvole
filanti
cielo emaciato livido
morso dallaurora
ripiegato avanti
La casa sulla spiaggia
è un trampolino,
ultimo salto dalla terraferma.
Venendo dalle dune
si vedono le vele
slittare via
tra le colonne.
Il mare invade a sera
lultimo gradino
e londa fa battere
a rintocchi il tavolato.
Padrone, dicono che sia
un vecchio marinaio
che, allalba,
da una botola si cala
e prende il largo.
(Si incontra, a volte,
uno di quei passi:
tunnel, corridoio
tra il dentro e il fuori
tra il pieno e il vuoto.
Pozzo, cono di vulcano,
precipizio. Gola, o almeno
pare, di frontiera.)
(La cosa fastidiosa
è che tutto accada
anche quando non ci siamo
o, presi intanto
dentro unaltra storia,
non ce ne accorgiamo.)
(È quellandare, di
continuo, da una sostanza
allaltra, uscire entrare.
La mia paura del viscido,
della poltiglia.
Lorrore, addirittura,
per la condizione anfibia.)
(Ridico a me talvolta
la favoletta indiana
delluomo nel burrone
appeso a un ramo,
che non resiste
a cogliere il lampone
sfiorato dalla mano.)
(Dove corre, ora,
la mia avventura?
A quale passo
si è lasciata
forse, è cascata, al
lento suo abbandono,
nel cono dombra
che lha tradita
adesso e per
il resto della vita.)
Saint-Aubin, Calvados: 16 agosto
schiene di sabbia
livido rimbalzo
della scia lunare
cielo nero ebano
blu notte cobalto
carta da zucchero
Sulle dune
il vento è più incerto
dirottato dai cespugli
e lodore di mare,
che a tratti si interrompe,
sa di melone.
Ma non si può
fare allamore
in questo stato:
il riflusso
porta di lontano
rumori indecifrabili
e, a terra, non si vede
bene cosa ci sia.
Qui, sulle dune,
fu sgozzato un marinaio
e la sua ragazza
non fu più trovata.
E ancora si risente
lurlo tremendo,
nelle sere di tempesta.
(Ossessione di sporco,
di viscido, di scuro.
Dei ragni, ho orrore
solo a vederli,
degli insetti.
Lidea di un contatto
mi mozza il fiato,
è come se picchiassi
contro un muro.)
(Dove sarresta il passo
e il gesto muore,
e avanti corre
solo il tuo pensiero,
qui non avrai di me certezza
né delusione.)
(È che non amo
gli squarci di natura
se non da fuori
del palcoscenico,
da un giusto osservatorio
almeno per il poco
che si possa
presidiato.)
(Dovunque ci troviamo,
piccola fanatica,
annota sul diario
le volte che scopiamo.)
(Avviso ai naviganti.
Venti da nord-est
tendenti a rinforzare
fino a burrasca.
Fari dentrata
al porto, spenti.)
Bernières, Calvados: 18 agosto
muraglia aragosta
sbrecciata leccata
dal pallido mare
cielo bluastro
di mosto di asfalto
lucido occhio pesto
Il relitto
sul lido delle dune
poggia sul fianco,
inerte e gonfio.
Lo sfascio dei legni
dei ferri e delle funi
non è fuori posto
sulla costa tormentata.
Ha un che di sacro,
fermo nel tempo.
E un altare
su cui i gabbiani
si lanciano stridendo.
La lenta processione
non si arresta:
ognuno resta muto
per un po
fisso nel vuoto.
(Passa la forma,
muore si dissolve
per sempre ci scompare.
È la materia, dicono,
che scorrendo resta:
si trasforma cambia
si deforma,
senza cessare dessere.)
(Vedo che limportante
- scusa se mi ripeto
come le campane
è, in ogni caso,
essere colui che rimane.)
(Dicono che sulla costa
si muoia giovani.
E vengano fin qua
dal resto del paese,
a prender moglie.)
La cosa consolante, bada,
è il distacco
che uno sente,
quasi incosciente,
da ciò che accade.
Comunque vada.)
(Ci sono cose cui
- è umano?
non saprei rinunciare
per nulla al mondo.
Tra quelle
questa, di grattarmi
la testa, certe sere,
contando i capelli
caduti sul tavolo
e facendo mucchi di forfora
sul fondo della mano.)
Cabourg, Calvados: 20 agosto
lembo labbro orlo
onda che viene
onda che va
cielo marcio palude
petrolio verderame
cielo di bottiglia
Il vecchio bastimento
sta inclinato
contro la banchina,
ma rigido, quasi
prendendo le distanze
dai copertoni
ridotti a fossili.
La ruggine ha vinto
solo le fiancate.
Fattosi mozzo,
il capitano viene
la mattina
a lucidare le ringhiere,
sale sul ponte e
scivola dietro le vetrate
della cabina di comando.
Sullalbero di poppa
stazionano file di gabbiani,
come valvole bianche
sui tralicci di tensione.
(Non mi vedo né
giovane né vecchio,
non so se bello
o brutto. Mi avverto
come ingombro
oppure mi scompaio
quasi del tutto,
ogni volta che
mi incontro
sullo specchio.)
(sibilo soffio tonfo
lento tenue spento
pendolo lama pinna
che zigzagando fila)
(Lo sai, mi piace
- sarà il mio modo
tutto di testa -
che tu tenga le scarpe,
almeno una, questa
col tacco a punta
che mi porto dietro:
toccarla, intanto,
sentire che mi calpesta.)
(È un senso di vertigine
quello che mi piglia,
tutte le volte che
sento la nonna chiamare
mia madre sua figlia.)
(Burrasca da nord-est
con piogge, temporali
e raffiche di vento.
Tendente a rinforzare
fino a tempesta.)
(Il punto di trazione,
il baricentro. È lì
la vera forza di
gravitazione che tira
giù, lungo la linea
dietro, tra le cosce:
il buco, sì, del culo.)
(Ecco, devessere
proprio una sorpresa
per tutti e due.
Immaginando che non
ci sia trascorso,
che ci si incontri
qui per caso.
Contro ogni storia,
sui vincoli e divieti.
Su ciò che, tuttavia,
non è finito.
Anzi, per questo
Linsolito, il proibito.)
Cabourg, Calvados: 23 agosto
diga di case
fin de siècle
sul lungomare
cielo cobalto grigio
rigato in superficie
cielo a stracci
Dal Grand Hotel, in sogno,
fino al mio paese.
Nel viale della stazione
lei mi aspetta, pallida,
sulla bicicletta.
Ci incamminiamo
sotto i tigli in fiore.
Ha un vestitino corto
giallo albicocca,
maniche a sbuffo, e gli occhi
accesi tra i capelli.
La ferrovia scompare
e, a un tratto, lì
il mare forma un ampio golfo.
Tutto è immerso, intorno,
in un rosa pallido.
E mare, sì,
è anche la strada.
Io mi fermo, perché
non so che fare.
Mi indica con un sorriso,
guidandomi per mano,
a pelo dacqua
la stretta duna su cui andare.
(La circostanza e il luogo.
Daccordo col filosofo,
che sempre e ovunque siamo
quello che mangiamo.)
(
nonostante lambiente
mi faccia preferire discrezione
e mi abbia imposto
quel tanto di buon gusto,
vizi borghesi.)
(Ci fu un periodo
della mia vita
che rimanevo a letto
giorni interi
per non distogliermi
dai sogni.)
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